Tecnologia

Wi-Fi assente nei locali aquilani: quando basterebbe davvero poco

Può sembrare una stupidaggine, ma in realtà è un discorso molto serio e che implica una precisa reazione a catena.
Nella maggioranza degli esercizi commerciali aquilani (intesi prettamente come locali atti alla consumazione) c’è una totale assenza di Wi-Fi; nel modus operandi provinciale difficilmente si può riscontrare qualcosa di diverso, ma per un capoluogo di regione immagino sia il minimo.

La mancanza di connessione implica una serie problematiche relative alla clientela, in particolar modo concernenti la vita studentesca: difatti, tralasciando gli stessi poli universitari, non vi è alcuna possibilità di poter studiare/lavorare altrove; chi possiede un pc portatile è costretto a sottostare alle fasce orarie dei pochi locali disponibili, senza possibilità di poter cambiare.

La questione, in primis, va a discapito dei commercianti, i quali perdono potenziali clienti; è chiaro che chiunque usufruisca del Wi-Fi non possa semplicemente entrare e sedersi, ma debba perlomeno consumare.
Potremmo avere numerosi esercizi adatti agli studenti, ripopolare alcune zone del centro, a beneficio di ogni proprietario e della città stessa.
Nell’anno 2017 si parlava di connessione libera nel centro storico, ma attualmente non risulta attiva – o comunque funziona davvero male.

Oggi come oggi, è piuttosto usuale avere il Wi-Fi nella maggioranza dei locali; in centro europa, ad esempio, è piuttosto comune ed è solo uno degli esempi. In Italia, al contrario, facciamo ancora fatica a concepirne l’intento progressista.
È ovvio che, negli ultimi anni aquilani, la connessione libera non sia stata la priorità; attualmente, però, risulta tra i cambiamenti da apportare.

Essere in un Paese dedito al progresso significa tener conto anche dei “dettagli”, ciò che influisce nella quotidianità delle persone. Sottostare a problematiche di questo genere nel 2020 non sottoscrive solo una mancanza di zelo, ma soprattutto di interesse; le potenzialità di questi accorgimenti non sono ancora chiare a molti e ciò fa di noi – si fa per dire – un Paese del Terzo Mondo.

Questo è più o meno il quadro, a confronto con altre nazioni che reputano proficuo e attuale mostrarsi aperti verso le prerogative del cittadino/consumatore.
Per ora, perlomeno a L’Aquila, ci accontentiamo di avviare esercizi commerciali fatti con lo stampino; è proprio dalla fattura di alcuni locali – nonché la quasi totale mancanza di promozione – che si percepisce quanto siamo lontani da un’idea di futuro.

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