TAR

Piuttosto imbarazzante sfruttare uno spazio di cronaca per dover sottolineare un epilogo più che prevedibile e sensato.
Il Tribunale Amministrativo Regionale d’Abruzzo ha respinto l’istanza al Comune sull’erogazione dei bonus alle famiglie in difficoltà. È la seconda volta che il TAR conviene con i legali.

La ragione è semplice: non ci sono ragioni.
L’ultimo caso in questione riguarda una famiglia pugliese, domiciliata in territorio aquilano ed esclusa dal bando per i buoni alimentari provenienti dai fondi governativi. Secondo il TAR, il Comune avrebbe dovuto assicurarsi esclusivamente la sua partecipazione al bando, soprattutto considerate le condizioni della famiglia in questione: difatti, uno dei membri ha perso il lavoro; il nucleo non può tornare nel Comune di residenza, ragion per cui l’appoggio comunale è più che sacrosanto.

In un’emergenza simile, in cui alcune famiglie tentano disperatamente di restare a galla, quesiti o contraddizioni di tal genere non dovrebbero esistere. La salvaguardia del nucleo familiare resta la priorità e l’unica argomentazione plausibile in questo frangente.

Non solo: è fondamentale una dimostrazione di piena fiducia e collaborazione, tra Comuni e Governo, al fine di sottintendere quanto sia imperante celebrare l’unità di un Paese in un momento storico del genere.
Il fatto che una famiglia debba contemplare il rischio di cadere in simili affronti, non è solo anticostituzionale, ma una violenza psicologica fuori dal comune; le fatiche amministrative attuali, sul piano nazionale, certificano la difficoltà di gestione a cui ogni singola regione va incontro: non precludono, però, dibattute di così poco spessore.
Inutile aggravare una condizione da cui già si uscirà tutt’altro che indenni.

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