Nella già complessa situazione delle famiglie alle prese con la gestione delle problematiche relative al COVID19 possiamo tranquillamente includere quella della scuola di qualsiasi ordine e grado.

Nell’incertezza di una prossima riaperture delle aule scolastiche e con la sicurezza che quasi sicuramente le lezioni riprenderanno a settembre, sempre se tutto andrà bene, la didattica a distanza è diventato un modus operandi.

D’altronde il Decreto Cura Italia del 24 aprile 2020 stanzia 85 milioni di euro a supporto dell’unico strumento attualmente possibile per il proseguimento dell’anno scolastico, individuato appunto nella didattica a distanza.

Ma il nostro paese sconta un forte ritardo su questo fronte sia da un punto di vista della connettività che della formazione E-learnig dei docenti e non ultimo la diffusione dei dispositivi per la connessione.

Un ritardo non riscontrato per esempio negli altri paesi europei che hanno iniziato da subito con le video-lezioni mantenendo quel contatto indispensabile tra professori ed alunni che garantisce la continuità educativa e l’apprendimento.

Nella nostra città, immersa nella più profonda “provincia” anche in questo, con difficoltà e fatica è partito il progetto di didattica a distanza sfruttando il sistema G-SUITE che Google, il colosso tecnologico di Mountain View, ha messo a disposizione gratuitamente.

Naturalmente ci sarà bisogno di un periodo di “rodaggio” che consenta ad alunni e professori di adattarsi a questo nuovo sistema di insegnamento e di apprendimento come per esempio stabilire un giusto orario per le lezioni che non possono impegnare i ragazzi per una solo ora al giorno come sta succedendo spesso.

Sarà necessario dotare tutti dei dispositivi informatici visto che non sono presenti in molte famiglie e per questa necessità le scuole, come l’Istituto Gianni Rodari di Sassa, ha acquistato con fondi propri o utilizzando fondi statali diversi tablet da dare agli alunni che ne fossero sprovvisti.

A questo è seguita una procedura per effettuare la richiesta delle famiglie che ne avevano bisogno.

Successivamente è seguita la graduatoria e relativa assegnazione di tablet dotati di tutti gli accessori necessari per il corretto funzionamento inclusa una linea dati.

Fin qui nulla da eccepire, ma al momento della consegna dei dispositivi però è arrivata la sorpresa.

Le famiglie che sono state chiamate a ritirare i tablet si sono viste invitate a firmare una assunzione di responsabilità per un ammontare di 180 euro per eventuali danni causati o malfunzionamenti che intercorresserero nel periodo di utilizzo dello stesso.

Questi i fatti.

A noi cronisti però ci nascono spontanee due domande:

  1. Come si può pretendere che una famiglia in difficoltà a cui viene asegnato un tablet per lo studio a distanza dei figli possa pagare 180 euro nel malaugurato caso in cui l’oggetto si rompa?
  2. Da una nostra ricerca di mercato abbiamo scoperto che i tablet in questione di marca Mediacom comprati dalla scuola hanno un prezzo di mercato inclusi tutti gli accessori di circa 140 euro.

Come si giustifica la discrepanza tra valore reale del bene ed eventuale rimborso da parte delle famiglie che si trovassero nella sfortunata condizione di dover risarcire il bene?

Si tratta insomma di un acquisto incauto da parte della scuola o qualcuno ha fatto male i conti?

In attesa di una risposta da parte della Scuola ci resta solo la consapevolezza che anche questa volta si è persa l’importante occasione di mostrare il volto inclusivo e solidale di una scuola che offre a tutti e possibilmente non per un tempo limitato la possibilità di utilizzare gli strumenti che consentiranno per i prossimi mesi la continuazione del processo educativo.

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