Cronaca

Amianto presso l’ex Ospedale San Salvatore: ciò che si respira all’UNIVAQ

Amianto, qua e là, tra i ruderi dell’ex Ospedale San Salvatore.
Andiamo per gradi: si parlò di riqualificazione due anni fa, un progetto atteso e fortemente voluto dal sindaco Pierluigi Biondi e la sua Giunta; parliamo di una struttura inattiva dagli anni ’90 circa, a cui seguì l’attivazione dell’attuale ospedale in zona Coppito.

L’accordo prevedeva che, terminato il recupero dell’ala che oggi ospita il Dipartimento di Scienze Umane, il Cipe avrebbe finanziato l’acquisto dell’ala vecchia

Così spiegava l’odierna rettrice Paola Inverardi, riferendosi al progetto proposto dal Comune dell’Aquila già nel 2003.
Evitiamo di sottolineare quanto tempo sia trascorso tra una proposta e l’altra, considerato l’arduo disegno che ci si era proposti; il sisma del 2009 non ha facilitato ulteriori accertamenti o iniziative specifiche.

Ciò che invece va sottolineato – e si evince dalle foto sovrastanti – è la mancata procedura di smaltimento di amianto a cielo aperto: riscontrati alcuni tetti interamente ricoperti, porzioni visibilmente spezzate e completamente ignorate.

L’obiezione mi è giunta – fortunatamente – da alcuni ex studenti universitari; da qui, le foto in anonimato che il lettore potrà visionare.
Resta infatti paradossale che un simile scempio giaccia accanto al Dipartimento di Scienze Umane: un rischio piuttosto ingente per studenti e docenti, presenti sul posto giornalmente.

I danni causati dall’amianto sono ormai noti e consultabili sugli allegati online del Ministero della Salute; tutto tranne che fuffa, pare ovvio.
Non è assolutamente accettabile una simile condizione; non è assolutamente possibile così tanta disattenzione per materiali tossici presenti da ormai qualche decennio. Tralasciando l’uso smodato dell’amianto sino a qualche decennio fa, difficilmente risulta passabile la sua attuale presenza dopo l’abolizione del 1992 in Italia.

Incrocio le dita per studenti e lavoratori, totalmente ignari di ciò a cui sono esposti; banale sottolineare quanto sia sfrontato ignorare una simile emergenza, soprattutto se consideriamo la sismicità del suolo; difatti, non oso immaginare cosa si sprigionerebbe se, accidentalmente, dovessero danneggiarsi contigue porzioni di amianto.

A prescindere dalla fattibilità o infattibilità del progetto di riqualificazione, il suddetto materiale non può certo restare dov’è.
Mi auguro che la protesta silenziosa di questi ex studenti non vada a spegnersi nella negligenza e disinteresse generali.

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