amici abruzzesi
amici abruzzesi

Mi ero ripromesso di evitare l’argomento Matteo Salvini, ma ci sono ricascato.
Dopotutto, come s’addice a una chiacchierata da bar, trattare l’argomento con i miei concittadini ha sempre il suo fascino; le risposte sono sempre così “pittoresche”, gli atteggiamenti da manuale, indi per cui diamo inizio alle danze.

Il lettore più agguerrito avrà notato il “da rivedere” a conclusione del mio titolo; difatti, si potrebbe quasi parlare di un cult: un bel film, uno di quelli che sforna sequel infiniti; è sempre la stessa pappa, ma alla fine ti affezioni all’attore protagonista e non puoi farne a meno. Matteo è certamente un grande attore e ormai le sue gesta sono raccontate in ogni angolo del Paese.

E quando scrivo “amici abruzzesi”? Bè, togliete “abruzzesi” e aggiungete qualsiasi altra regione: avrete una sintesi chiara della propaganda salviniana.
Dopo queste sviolinate, mi ritengo – per ora – soddisfatto e suggerirei di proseguire; andiamo a scoprire perché il nostro mattacchione è coinvolto ancora una volta:

La legge che avrebbe aumentato del 20% il pedaggio autostradale della A24 e A25, in Abruzzo, è stata fermata ma la Lega si è astenuta. Meno male che era ‘prima l’Abruzzo’

Questo è il sottotitolo che leggiamo dall’articolo di Globalist.it, presentando inoltre una foto che, in questi giorni, sta facendo il giro del web. Sinceramente, l’andamento dell’articolo non mi ispira, ma la linea di trama è ben visibile.
Di base, il nostro Capitan Qualcosa è abitué dei baci e degli abbracci facili – perlomeno presso i comizi; passare ai fatti, però, resta ancora un concetto troppo complesso per l’ex ministro degli Interni, il quale, dopo aver abbandonato il paese tra una barzelletta e l’altra, presenta ora il conto da saldare. La cronaca, al momento, è quasi parallelamente assimilabile ad un ottimo gossip: a cadenza settimanale, ogni tanto, sbuca fuori un residuo o due della sua carica passata.

La cosa più emblematica è che, tanto per non cambiare abitudini, nulla di tali residui è visibile tra le bacheche della Lega o su qualche post del Matteone nazionale; ma su questo spezziamo una lancia quasi a favore, considerato l’andazzo dei partiti nazionali degli ultimi decenni: mi chiedo se la parola “responsabilità” rientri ancora nel vocabolario dei nostri connazionali.

“Carroccio si è astenuto da una votazione sul rincaro dei pedaggi autostradali lungo la A24 e la A25” .
La frase, appena letta, mi dava l’impressione di una sentenza: la solita.
Confido sul fatto che Salvini abbia tranquillamente passato la palla ad altri e non se ne sia nemmeno curato; del resto, “prima il nord” è un’altra di quelle espressioni che riecheggia tra le rovine del Paese.

Anche qui, c’è da sottolineare un concetto: la memoria storica, di cui noi, in particolare, siamo sprovvisti. È piuttosto inquietante constatare una propensione, un favoreggiamento verso la figura dell’ex ministro da parte di molti cittadini; inquietante, ma non insensato, se si pensa che, dal punto di vista comunicativo, Salvini reincarna il “salvatore della patria”. Come tale, qualsiasi cosa possa aver proferito in passato, non ha più alcun valore; basti pensare allo spalleggiamento del sud Italia, del tutto inaspettato, eppure…

Il senso antropologico di questi fattori è già stato abbastanza snocciolato, quanto è chiara l’affezione cittadina per il veicolo comunicativo della “reazione di pancia” – di cui Salvini è un esperto; basta solo fare un elenco di punti qualunquisti e disinformati, i necessari atti a smuovere la coscienza di un popolo allo sbando.
Matteo Salvini non è crudele, non ha certo fatto un dispetto; no, The Captain è solo disinteressato.
È disinteressato del Paese, se non per una becera ideologia nazionalista spicciola e poco curata nei dettagli; è disinteressato del sud, perché porta “in grembo” l’ABC del perfetto “nordista”, com’è sempre stato e come fedelmente è conscio di essere; è disinteressato dei piccoli problemi, dei cittadini “comuni”, perché gli “amici abruzzesi” e compagnia bella non vanno al di là di qualche stretta di mano e un paio di selfie.

Credo non ci sia niente di più dannoso per un Paese che assumere, tristemente, la realtà dei fatti: è difficile essere di esempio quando, in cuor tuo, di esempi ne hai buttati parecchi. Difficile recuperare la dignità quando ormai, dopo una propaganda infinita – e che segue -, la ritrovi sotto le suole delle tue scarpe.
Per cui, “amici abruzzesi”: non disperate.
Questo Paese non ha mai avuto voglia di risollevarsi; potete rilassarvi.

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