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ROBERTO SANTANGELO : “ALLA MIA CITTA”

  L’impossibilità a partecipare al solenne corteo che ogni anno si svolge il 6 aprile per rendere omaggio alle vittime del sisma 2009.

Mi ha spinto a voler manifestare la vicinanza alle famiglie colpite duramente nei loro affetti più cari.


        I limiti imposti dall’emergenza sanitaria in atto impedisce a tutti noi di prendere parte, fisicamente, al corteo e alla celebrazione della Santa Messa.

E saremo costretti a rimanere a casa in ossequio delle norme che ci siamo dati.

Ciò nonostante saremo uniti nel ricordo a distanza e forse, proprio per tale ragione, ci sentiremo ancora più vicini alle famiglie delle vittime.


        Un 6 aprile vissuto in maniera individuale o con i soli membri del nucleo familiare con i quali ci ritroveremo intorno ad una candela accesa, nel buio della notte, per recitare una preghiera e/o rivolgere un pensiero a chi ci ha lasciato.

Questa luce che rischiara la notte, anticipando la luce del sole che di lì a poco sorgerà, deve accendere e alimentare la speranza di un domani migliore.


        L’Aquila è la città dei tanti terremoti dai quali è sempre rinata rafforzando e manifestando una identità collettiva impensabile.

PIAZZA DUOMO L’AQUILA.


        La tragedia di 11 anni fa ci ha dato la forza e il coraggio di rimanere uniti ieri, dopo l’evento calamitoso, come oggi nell’affrontare un virus invisibile che può colpire chiunque e ovunque.


        La nostra tenacia ci ha permesso di risollevarci dopo quel 6 aprile, come l’araba fenice, dalle nostre ceneri ed è la stessa qualità alla quale richiamarsi per affrontare questi giorni difficili.


        L’attaccamento che gli aquilani hanno dimostrato alla città, il voler caparbiamente ricostruire non solo gli edifici ma anche il tessuto sociale e collettivo.

Assurgendo a città laboratorio a dispetto di molti che avrebbero gettato, da subito, la spugna.


        Gli eventi calamitosi ci hanno temprato, non ci spaventano le rinunce o il dover modificare, temporaneamente, le nostre abitudini.

Lo abbiamo già fatto. E forse, proprio per questo, siamo tra le regioni più attente e rispettose delle disposizioni imposte per contenere il contagio da Codiv-19.


        Ogni 6 aprile rivedo nei miei occhi quella distesa infinita di bare allineate nel cortile della Guardia di Finanza per la funzione solenne di Stato.

Alla collettività, alle famiglie è stata data la possibilità di abbracciare, per l’ultimo saluto, i propri cari ed è stato straziante.

Forse, proprio per tale ragione, comprendiamo l’angoscia di tutti coloro che, in questi giorni, non possono vedere, baciare, stringere a se, i cari deceduti a causa del virus.

Mentre la televisione ci mostra i feretri silenziosi e disadorni di fiori che vengono caricati su squallidi camion militari.


        Il terremoto è stato un evento non prevedibile, dagli effetti talmente devastanti da minare le nostre certezze.


        Noi non molliamo. Abbiamo già vissuto la lontananza da parenti e amici sfollati sulla costa o ospitati in altre regioni.

Nonostante questo siamo rimasti una comunità coesa e attaccata alla propria città e oggi, che la ricostruzione ha permesso, ai più, di rientrare nelle proprie abitazione siamo, di nuovo, costretti a rimanere isolati.


        Il distanziamento sociale che viviamo non ci impedisce di unirci virtualmente in un abbraccio collettivo alle famiglie delle vittime del sisma 2009 e ai cittadini tutti.
     

  “Uniti ce la faremo!

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