rifiuti

Ormai agli inizi della fase 2, è bene riassumere brevemente una delle raccomandazioni più “in voga” di questi giorni.

Il ritorno ad una vita parzialmente normale porterà al recupero di alcune abitudini, da quelle più legittime alle meno “consigliate”, per non dire immorali.
Tra queste, certamente, l’accumulo di rifiuti, lo spreco e la noncuranza del suolo su cui camminiamo.

Guanti e mascherine sono forse tra “i rifiuti più gettonati”: già durante la prima fase di emergenza, abbiamo assistito ad un accumulo di materiale sanitario presso spiagge, in acqua o per le strade.
Un esempio fra tanti è Bergamo: l’ospedale Papa Giovanni, qualche settimana prima, invitava gentilmente ad usare i cestini; il sindaco di Zanica Luigi Locatelli, al contrario, sottolineava la «stupidità» di alcuni cittadini per la medesima ragione.

L’ASM, che procede con la sanificazione da marzo circa, si è raccomandata di non gettare nulla che richieda uno smaltimento in piena sicurezza; difatti, sia guanti che mascherine non si presentano solo come dei rifiuti, ma agenti estremamente contagiosi.

Si rischierebbe, dunque, non solo di vanificare la sanificazione, ma mettere a repentaglio la salute di ogni singolo cittadino.
In questo frangente, dimostrare di aver imparato qualcosa non sarebbe male, soprattutto per evitare di tornare al punto di partenza; le strade sono le prime a dover restare incolumi, in prospettiva di un futuro nel pieno rispetto delle esigenze sanitarie.

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