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PLAYLIST: The Midnight Gospel

Il creatore di Adventure Time porta su Netflix una serie animata profonda e artistica, ma forse un po’ troppo complessa.

Prendete una base corposa di riflessioni filosofiche, lasciatela marinare in un composto di assurdità e psichedelia per qualche ora e – voilà! – ecco a voi The Midnight Gospel.

Si tratta dell’ultima fatica di Pendleton Ward, storico creatore di quella Adventure Time che rivoluzionò il mondo delle serie animate a partire dal 2010.
Ward è una personalità ben nota a qualunque appassionato di animazione che si rispetti, che ha fatto della fantasia visiva più sfrenata (condita con una spolverata di riferimenti nostalgici) e dell’assurdità il suo marchio di fabbrica.

The Midnight Gospel era attesissima dai fan, che nel periodo precedente al rilascio ufficiale già pregustavano il ritorno dell’inconfondibile stile che tanto li aveva legati ad Adventure Time.

Le aspettative sono state in qualche maniera soddisfatte, ma gli elementi di novità rispetto ai precedenti lavori di Ward sono profondamente incisivi, tanto da lasciare spiazzati molti utenti.

Andiamo a vedere perché.

La serie:

Il personaggio principale è Clancy Gilroy – curatore, presentatore e reporter dello spacecast The Midnight Gospel.

The Midnight Gospel

Cos’è uno spacecast? Beh, è come un normale podcast, ma trasmesso nello spazio.

Quello di Clancy conta ben un follower e si incentra sul riportare interviste fatte su un’infinità di pianeti, che il protagonista visita grazie ad un simulatore di mondi dalla simbolica forma di vulva.

La struttura degli episodi è molto semplice: Clancy entra ogni volta in un mondo diverso (e assumendo sempre un aspetto nuovo!) per conversare con i suoi abitanti, che si fanno così ospiti dello spacecast.

Gli ambienti visitati sono folli e surreali, da un’America in piena apocalisse zombie a regni in stile fantasy popolati da mostri e guerrieri.

Animazioni e dialoghi:

Come potete immaginare, la premessa della serie impone pochissime limitazioni creative a ciò che può e non può comparire sullo schermo.

I realizzatori della serie sfruttano appieno la loro libertà, presentando di volta in volta contesti ben caratterizzati ed estremamente dinamici.

I movimenti dei personaggi seguono animazioni intenzionalmente a scatti, che raccontano il pianeta con la sola narrazione visiva.

Tuttavia, il complesso visual storytelling – ancor più ricco di dettagli che in Adventure Time – appare quasi secondario rispetto ai dialoghi, seconda anima di The Midnight Gospel.

Essi consistono in lunghe conversazioni tra Clancy e l’ospite di turno, che ad ogni episodio affrontano complessi argomenti di natura filosofica.

Le riflessioni proposte trattano di questioni assolutamente umane, che vanno a creare un contrasto con il turbinio di immagini e colori mostrate su schermo.

Utilità ed etica del consumo di droghe, affrontare il lutto e la solitudine, l’elevazione spirituale tramite la meditazione; questi sono solo alcuni dei temi esplorati nel folle spacecast del protagonista.

Mentre attorno ai protagonisti delle puntate accade di tutto – e intendo di tuttole conversazioni procedono tranquille e pacate, noncuranti del caos circostante .

Dal podcast allo spacecast:

La naturalezza con cui si svolgono i dialoghi è dovuta ad una ragione ben precisa: essi sono presi da registrazioni di un vero podcast – il Duncan Trussell Family Hour.

I confronti tra Trussell co-creatore della serie e doppiatore del protagonista – e i suoi ospiti sono coinvolgenti e significativi.

Guardando The Midnight Gospel, una delle prime cose che si pensa è che se ne potrebbe godere anche grazie al solo ascolto; ciò va a creare le condizioni per cui lo spettatore può scelgiere il suo stile di fruizione preferito.

Anche perché la comprensione dell’opera può risultare difficile secondo modalità “normali”.

Guardare o ascoltare?

L’estrema complessità dei singoli elementi che compongono The Midnight Gospel è portatrice di un indubbio valore artistico, ma è anche un’arma a doppio taglio.

Il continuo bombardamento di parole e immagini richiede allo spettatore di mantenere una soglia di attenzione molto alta, cosa che può essere decisamente stancante – se non scoraggiante in principio.

In altre parole, se avete intenzione di imbarcarvi in questa avventura dovete sapere che sarà molto impegnativo.

Ciò afferma – ancora una volta – l‘enorme valore dell’animazione come mezzo espressivo, anche per trasmettere messaggi a quegli adulti sempre pronti a bollare un cartoon come “roba da bambini”.

Con Adventure Time, Pendleton Ward aveva introdotto elementi adulti in una serie indirizzata principalmente a ragazzi.
The Midnight Gospel effettua l’operazione inversa: il prodotto è decisamente per un pubblico più attempato, ma non rinuncia all’anima giocosa e puerile dell’animazione.

Un’operazione che forse non tutti saranno in grado di apprezzare, ma da cui si può imparare tanto su noi stessi e sul mondo che ci circonda.

Si esce decisamente arricchiti dall’esperienza che è questa serie, in grado di portare – al prezzo di un piccolo sforzo mentale – lo spettatore in mondi affascinanti, a partire dall’incredibile universo della mente umana.

The Midnight Gospel è disponibile ora su Netflix, in lingua sia originale che italiana.

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