Politica

Proteste anti-Governo e gilet arancioni: ecco a voi il Bel Paese

Primo punto: «la fine di questo Governo di arroganti»;
secondo punto: «dobbiamo votare»;
terzo punto: «stampiamo la nostra moneta».

Questi sono i punti che Antonio Pappalardo, politico e portavoce dei “gilet arancioni”, ha elencato a Milano, osannato da una folla di seguaci monocromatici.

Gli obiettivi, se così vogliamo definirli, reincarnano tutti gli aspetti di una politica un po’ obsoleta, fatta principalmente di qualunquismi senza né arte né parte.
Plausibilmente, Pappalardo ha dimenticato che il backstage dei suddetti argomenti è tutt’altro che omogeneo; forse ha dimenticato che siamo nel 2020 e non tanto per porci una data qualunque, ma in virtù di decenni di cambiamenti storici.

La storia la si fa con le rivoluzioni, ma le rivoluzioni motivate; quelle che pongono il prossimo in contesti sì pericolosi, ma dati dal bene comune. Non certo affermando l’inesistenza di una pandemia mondiale che ha fatto migliaia di morti o giustificando indirettamente una manifestazione priva di restrizioni sanitarie.

Difatti, che dir si voglia, la manifestazione è logicamente una forma di assembramento e per di più, in questo caso, condotta senza mascherina. È chiaro che la sua assenza giustifichi un’ideologia, l’assoluta certezza che il Coronavirus sia pura fantasia.

La paura di Pappalardo è l’instaurazione di «un nuovo ordine mondiale», atto a controllarci; un’insinuazione che definirla barcollante è un eufemismo, ma non sono qui ad elencare le motivazioni. In fondo, basta solo aprire qualche libro in più o magari accertarsi delle fonti di semplicistiche ricerche sul web; azioni alla portata di tutti, insomma.

A quanto sembrerebbe, nemmeno un piccolo centro come L’Aquila verrà risparmiato. Domani, in occasione della Festa della Repubblica, il centrodestra scenderà in alcune piazze italiane, compreso il capoluogo abruzzese; uniti nella crociata, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Questa volta niente gilet arancioni – si spera.

Eppure, siamo sempre lì: mettere i bastoni tra le ruote di un Governo già in panne, appesantito dal senso di responsabilità, in piena emergenza sanitaria, in cui tutti dovrebbero mostrare il proprio senso di comunità e dedizione nazionale, è a dir poco irresponsabile.
Non dà spazio a molte giustificazioni, se non ad una personale vena goliardica, in cui ricordo al lettore di quanto troppo spesso alcuni parlino del bene del Paese, ma che per uno straccio di promozione politica non si esiti nemmeno un secondo a metterlo in ginocchio.

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