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I cinema del centro di Bologna raccontano la perturbante normalità della Fase 2.

BOLOGNA, Mercoledì 20 Maggio 2020:

La Fase 2 e l’aria fresca portata dalle recenti piogge invitano una gran quantità di persone a godersi una passeggiata in centro.

Anche io colgo l’occasione per fare una lunga camminata, come non succedeva dall’inizio della quarantena.

Mentre mi lascio piacevolmente investire dall’aria profumata di Maggio – peraltro senza il peso dello smog – assaporo un piccolo ritorno alla normalità.

Via Rizzoli pullula di persone come in una normale Domenica; nel parco della Montagnola si incrociano genitori con figli e anziani seduti sulle panchine; ai tavoli esterni dei bar sono sedute coppie e piccoli gruppi di amici, che presumibilmente non si vedevano da tanto tempo.

Ad un certo punto, il mio tragitto devia per Via Mascarella – e lì vedo qualcosa che mi destabilizza.

Si tratta del Cinema Odeon, una delle tante sale disperse per il centro, in cui ero stato per l’ultima volta a Novembre per vedere Parasitel’inaspettato vincitore dell’Oscar 2020 per il Miglior Film.

Fermandomi davanti alle locandine esposte, mi lascio suggestionare da come queste siano rimaste le stesse del periodo Febbraio-Marzo. Non posso fare a meno di pensare che lì ci sarebbero dovuti essere altri film, che invece sono usciti su Internet o sono stati rinviati a data da destinarsi.

Le locandine esposte al cinema Odeon.

Ed è allora che l’atmosfera della Fase 2 a Bologna inizia ad apparirmi diversa: la ritrovata normalità diventa perturbante, familiarmente diversa, congelata a metà.

Scatto una foto con il cellulare, per poi rimettermi in cammino verso con una domanda in testa: se l’Odeon è stato capace di raccontarmi questo aspetto della Bologna post-quarantena, cosa mi diranno gli altri cinema?

Senza quasi rendermene conto, mi imbarco in un tour delle principali sale del centro.

Giungendo al cinemino d’essai Roma, vedo solo una grigia saracinesca abbassata sotto l’insegna.

L’entrata del cinema Roma.

L’unica locandina esposta è proprio quella di Parasite, qui programmato solo dopo il successo agli Oscar.

La locandina di Parasite del cinema Roma.

Con una piccola sensazione di dejà-vu mi incammino verso la mia prossima tappa, il cinema Rialto.

Il cinema Rialto di Bologna, con alcune delle sue locandine.

Qui i poster sono parzialmente coperti da piccoli cartelli, avvisanti i visitatori della chiusura delle sale a causa della pandemia.

Poster del film Jojo Rabbit (premio Oscar 2020 per la Miglior Sceneggiatura non originale) esposto al Rialto.

Si tratta di un dettaglio assente nella maggior parte delle mete del mio piccolo pellegrinaggio, che accentua ancora di più la percezione del parziale congelamento della normalità di Bologna.

Continuo il tour passando – casualmente – per il teatro Duse, dove la programmazione esposta mostra appuntamenti mai rispettati.

Programmazione del Teatro Duse.

Purtroppo, questa piccola era glaciale ha ucciso – almeno per il momento – la rappresentazione dal vivo.

Evidentemente, non tutti sono in grado di ibernarsi.

Le ultime tre tappe sono il cinema Arlecchino, il Lumière e il Chaplin. Nei primi due, le locandine dei film ed eventi in programma continuano a stare dietro la loro barriera di vetro (o forse è ghiaccio?), statiche e rimembranti di occasioni perse.

Programma di una rassegna del cinema Arlecchino.
L’entrata del cinema Lumière.

Dopo aver sbagliato strada ed essermi ritrovato un paio di volte, arrivo alla mia ultima tappa: il piccolo cinema Chaplin di Porta Saragozza.

Ai lati dell’entrata – grande quanto quella di una modesta bottega – non ci sono locandine esposte.

Al loro posto trovo dei messaggi per il pubblico: dicono “andrà tutto bene” (ormai un classico) e “speriamo di rivederci a Settembre”, il tutto condito con un piccolo tricolore appeso appena sopra.

Una piccola nota di calore nel gelido circuito delle sale del centro.

Il tour si conclude qui: torno dove è cominciato, in Via Mascarella, dove mi godo una birra in un locale praticamente davanti all’Odeon. Un piccolo ritorno alla normalità anche per me – me lo sono meritato.

Tuttavia, mi rimane addosso una strana sensazione.

Freud definì il perturbante (Unheimlich) come ciò che si presenta come estraneo al soggetto, ma allo stesso tempo connesso con la sfera di quel che si conosce e si è dimenticato.

Secondo il padre della psicanalisi, ciò genererebbe angoscia e paura nell’essere umano.

La normalità della Fase 2 è strana, non è la stessa di prima.

O meglio, lo è, ma solo a metà.

E questo può essere destabilizzante per molte persone, anche solo a livello inconscio.

Per questo, ogni volta che vi ritroverete a pensare che “non è tutto come prima”, ricordate che il mondo si sta scongelando solo adesso.

A piccoli passi, l’elemento perturbante insito nella situazione attuale se ne andrà.

Ci vediamo a Settembre, quando – popcorn alla mano – ci si ritroverà di nuovo davanti ad un cinema ad aspettare di vedere la prossima, emozionante uscita.

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