Greenpeace L’Aquila: la forza di una cooperazione

Un’associazione nata a ottobre dello scorso anno, ma che in realtà ha una lunga preparazione alle spalle. Il gruppo locale Greenpeace assume responsabilità ben precise su suolo aquilano: dieci ragazzi, tra i 20 e i 27/28 anni, preparati e volenterosi, la cui quotidianità è divisa tra università e associazione. Ho avuto la fortuna di intervistare il coordinatore e uno dei volontari; peccato per l’assenza di altri membri, come la co-coordinatrice Francesca Francavilla. Tuttavia, i due ragazzi sono stati piuttosto chiari nel condividere il valore etico delle loro azioni.

In realtà, sulla carta, si tratta di una “costola” del Greenpeace nazionale, come tiene a sottolineare il coordinatore Lorenzo Ricci; si tratta di una rappresentanza, una forma di contributo dipendente da Greenpeace Italia e che svolge iniziative inerenti la direzione principale. Campagne precise, attacchi a brand nocivi, che impattano pesantemente sull’ambiente, dalla deforestazione all’inquinamento del suolo. Cruccio principale è sollecitare la sensibilità delle persone, affinché si rendano conto di un pericolo imminente.

Ultimo progetto, tuttora esposto al pubblico, è la mostra fotografica “Vento, Caldo, Pioggia e Tempesta: istantanee di vita e ambiente nell’era dei cambiamenti climatici, nominativo utilizzato dallo stesso Greenpeace nazionale; ad ospitarla è Il Vermuttino, locale che ha dimostrato più volte il proprio appoggio sul tema. Scatti mirati, eseguiti da fotografi di una certa caratura (come Lorenzo di Cola, il cui contributo è stato molto apprezzato dai coordinatori); gli scenari presentati dovrebbero coinvolgere lo spettatore, evidenziando che non si tratti di «qualcosa di lontano, ma qualcosa di attuale, che è qui e ora», giustamente sottolineato dal volontario Piermarco di Lallo.

Ognuno, all’interno dell’associazione, può portare le proprie idee, purché si trattino di soluzioni efficaci, in linea con la “politica” prefissata, benché di politica non si parli: Greenpeace è infatti un’associazione apolitica, lontana dai problemi di fazione, vicina alle problematiche di chiunque. Consci inoltre della difficoltà di proporre soluzioni presso aziende e piccole imprese, legate oramai ad un sistema economico meccanico e stabilito; difatti, l’ecosostenibilità richiede una presa di coscienza precisa, diretta a risolvere le principali complicazioni, senza incidere – eccessivamente – sul mercato industriale. Una via di mezzo complessa da individuare, ma le soluzioni ci sono e vanno colte.

La mentalità del capoluogo, a volte, non aiuta: L’Aquila è piuttosto indietro e scostante su determinate tematiche, ma non è l’unica; su territorio nazionale, le prospettive politiche inerenti alla salvaguardia ambientale sono decisamente povere. In primis, il cittadino non sembra avvertire il pericolo, ma, al contrario, delinea in maniera confusa uno scenario che avverte distante. Nel nostro caso, tornando al particolare, il Calderone del Gran Sasso resta un esempio cruciale e schietto: il ghiacciaio, uno dei nostri vanti, è praticamente svanito, complice il surriscaldamento globale; espressione, tra l’altro, di notevole importanza concettuale. Effettivamente, è un errore noto parlare di cambiamento climatico, che tuttavia non sottoscrive perfettamente l’attuale stato delle cose.

Di Lallo cita Stefano Mancuso e il suo “grafico a bastone da hockey”, esplicativo per quanto riguarda il picco raggiunto dalla diffusione dei gas serra negli ultimi cento anni.

Quando parliamo di cambiamenti climatici io, tante volte, non mi ci rivedo tanto, perché appunto lo sento come deresponsabilizzante. Lo dobbiamo chiamare “riscaldamento globale (dovuto a cause umane)”.

Tra i progetti in corso, gli incontri con i bambini: sensibilizzare gli adulti del futuro resta una prerogativa fondamentale, il baluardo portante di una comunità rispettosa del proprio habitat. Resta sempre impressionante constatare il modo in cui un bambino, con semplicità, riesca a comprendere la gravità di determinati ragionamenti. Questo è quanto tengono a sottolineare i coordinatori e di certo si può comprenderne la soddisfazione.
Attualmente i due ragazzi sono impegnati in una riunione nazionale nelle vicinanze di Roma; Greenpeace è sempre in movimento, oggi più che mai.

Far parte di una simile associazione può essere considerato un impegno gravoso: al contrario, è sufficientemente elastico da garantire il proprio contributo, evitando di sacrificare oltremodo i propri spazi; una possibilità di comprendere al meglio il proprio scenario, le difficoltà che vi ruotano attorno e che passano frequentemente sotto il nostro naso.

La disinformazione è la prima a mietere delle vittime, costantemente; Greenpeace è l’opportunità atta ad evitare la solita giostra qualunquista, la superficialità e le congetture senza né capo, né coda.
La natura merita rispetto nella misura in cui siamo disposti a meritarla.



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