Oggi abbiamo scelto per voi questo interessante articolo che ci parla di come le ripercussioni e lo stress da isolamento correlato, possano influire sul benessere psico-fisico degli sportivi e sulle modalità possibili da mettere in atto per restare in movimento anche dalle proprie case.

Stella Chiavaroli

(Ripercussioni psicologiche della mancata attività sportiva e agonistica al tempo del Covid-19)

Dott.ssa Giovanna Di Gianfrancesco, Psicologa,
Crominologa e Mediatrice Familiare

Le misure restrittive messe in campo dal Governo, per ridurre la diffusione del corona virus, hanno costretto a una repentina riduzione dell’attività sportiva e, in molti casi, a una totale inattività.

Aumento di stress, calo della motivazione e negativa percezione del corpo dovuti alla inattività forzata vanno a minare l’equilibrio da sempre predicato dalla locuzione latina “Mens sana in corpore sano”.

Quali le conseguenze a livello mentale per gli atleti? L’inattività fisica dovuta a cause esterne, rappresenta per lo sportivo un elemento di forte frustrazione.

Se questo periodo si protrae nel tempo la frustrazione tende ad aumentare con conseguenze negative non solo nel corpo, ma talvolta anche nella psiche.

Tuttavia ci sono alcune differenze nelle reazioni di chi pratica sport a livello agonistico e chi lo fa a livello amatoriale.

Nel primo caso abbiamo un maggiore coinvolgimento emotivo dovuto alle aspettative, ai traguardi da raggiungere, ai rapporti con il gruppo e con il leader, agli investimenti sia di natura affettiva che economici, tutti fattori che possono determinare l’innalzamento dei livelli di stress, non semprefacilmente sostenibili.

Nel caso di sportivi dilettanti o amatoriali, la situazione potrebbe essere tollerata maggiormente,anche se non dobbiamo dimenticare che l’atleta non agonista può soffrire di dipendenza daesercizio, un fenomeno non molto noto, che può avere effetti disastrosi come qualsiasi altro tipo didipendenza.

Si ritiene che colpisca meno dell’un per cento del totale della popolazione, mal’incidenza è molto più alta tra gli sportivi, circa il 10 per cento. Infatti, secondo alcune teoriepsicologiche sulla dipendenza da sport, l’esercizio fisico influenza i livelli di dopamina, lo stessoneurotrasmettitore associato con la dipendenza dalle droghe.

L’esercizio fisico, insomma, crea dipendenza, e quindi la mancata attività sportivapotrebbe portare ad avere comportamenti non controllabili.
L’attività fisica, come la cocaina, l’alcol e la morfina, provoca un rilascio di dopamina nel nucleoaccumbens, la delicata parte del cervello che i ricercatori chiamano “il centro del piacere”.

Proprio come accade per le droghe e l’alcool, si crea a un certo punto un’assuefazione.

Il che significa che, afronte di un aumento smodato del desiderio, si ha una soddisfazione sempre minore e, in assenza diattività fisica, anche il livello di serotonina, legato alla sensazione di benessere dopo aver fatto sport,tende ad abbassarsi, con conseguenze negative sui toni dell’umore e sull’aggressività.

I processi chimici del cervello, da soli non sono però sufficienti a spiegare la dipendenza dall’esercizio fisico.

In molti casi, lo sportivo patologico è un individuo che fugge da qualcosa, che si espone a condizionimeteorologiche pericolose pur di allenarsi, che soffre di sensi di colpa schiaccianti, ansia e irritabilitàanche solo dopo 24-36 ore di inattività.

Analogamente a quanto accade con altre dipendenze, laquestione del controllo, ai fini del mantenimento dell’equilibrio psico-fisico, nei casi di inattivitàprolungata è cruciale.

Con l’inattività totale o ridotta c’è un fisiologico calo della motivazione -ossia della spinta interiore tesa al raggiungimento di un traguardo-obiettivo-, che in questo periodo vienemessa a dura prova dall’inerzia forzata.

Ogni atleta possiede un proprio processo motivazionale, che loporta a impegnarsi nell’attività sportiva.

Quando la motivazione tende ad abbassarsi per causeesterne, se non si è capaci di autoregolarsi e autodirigersi, bisognerebbe ricorrere all’intervento diuno psicologo specialista, in grado di analizzare le cause del disagio e ristabilire i livelli ottimali dimotivazione attraverso l’impiego di tecniche specifiche che stimolano il senso di autoefficacia e diautorealizzazione dell’individuo.

Al di là di situazioni patologiche, però, lo sport resta su tutto un toccasana per mente e corpo.

È sempre attuale il ruolo dello sport quale esercizio terapeutico aggiunto, aggiornato rispetto aimodelli di cura tradizionali, quale esercizio e trattamento terapeutico psicologico clinico dellecondizioni di disarmonia mente-corpo, per il miglioramento della percezione del proprio corpo.

Vi è quindi una crescente convinzione nel mondo scientifico che la diffusione dello sport, in generale puòpromuovere il benessere mentale e costituire un valido alleato terapeutico contro l’ansia, la depressione, la paranoia, la bulimia e l’anoressia.

L’attuale mancanza di attività sportiva, peggiora quindi la qualità della vita e ci condiziona psicologicamente, spingendoci in casi estremi a trasgredire le regole, mettendo così a repentaglio l’intera collettività.

Dopo tutto ciò che è accaduto, bisognerà ripensare al modo di praticare lo sport. Dovremo reinventarci nuove soluzioni, alternative diverse ma al contempo efficaci, a partire da un approccio di maggior rispetto per l’ambiente e la natura.

In fondo, siamo gli animali che maggiormente hanno saputo adattarsi ai cambiamenti, ed anche stavolta, se vogliamo sopravvivere non solo al corona virus, ma alle frustrazioni, allo stress e alla depressione, mali dei tempi moderni che sono sempre in agguato dietro l’angolo, dobbiamo dare più valore alla vita, al rispetto per noi stessi e per gli altri.

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