Cultura

Fontana delle 99 cannelle: buco nella vasca, ma niente di nuovo

Brevemente: una residente, durante una passeggiata, si accorge del buco all’altezza della vasca.
La Fontana delle 99 cannelle è uno dei monumenti storici più rinomati e conosciuti a L’Aquila; ancora non è noto se sia stata vittima di vandalismo o, semplicemente, cedimento da mancata manutenzione.

Le informazioni di cui disponiamo ci fanno pensare più ad una forma di degrado del monumento; c’è da dire che, anche si trattasse di vandalismo, non giustificherebbe l’entità del danno, difficile da causare se non provvisti di almeno un martello o simili.
Non possiamo escluderlo, ma non posso evitare di sottolineare lo stato di abbandono della fontana.

L’episodio mi ricorda un altro caso, risalente al pre-emergenza Covid-19: il lettore ricorderà il danno presso una delle due fontane di Piazza Duomo; in questo caso, è più che plausibile l’atto vandalico. La rottura è stata riparata; eppure, quando lessi la notizia, non potei fare a meno di provare un leggero senso di ilarità; non mi fraintenda il lettore, non certo per l’episodio in sé, tutt’altro che allegro.

Il punto è che resta assai ambiguo lo scalpore che destò la notizia, in quanto la stessa piazza del Duomo è in condizioni precarie da un pezzo; buchi, mattonelle fuori gioco, ai limiti della sicurezza e salvaguardia del patrimonio culturale. Dunque, non comprendo a pieno quale sia la scala dei valori: la piazza? La fontana? Le strade? Quali sarebbero le priorità e perché un danno dovrebbe essere più oggetto di clamore piuttosto che l’altro?

Ora, è chiaro che gli atti di vandalismo vadano combattuti, ma uno dei motivi per cui certamente esistono concerne l’ambito comunicativo: se l’amministrazione, in primis, non si pone nella condizione di dimostrare quanto realmente tenga alla città, alla sua estetica, alla conservazione storica, difficilmente passerà un messaggio costruttivo, un messaggio educativo alla stregua della preservazione; detto in soldoni: come si può imparare a proteggere la propria cittadina, quando essa si decompone sotto i nostri piedi?

Capire il valore della cultura richiede un briciolo di coscienza storica, ma anche e semplicemente i dettami basilari dell’educazione civica.
Quest’ultimi passano dall’amministrazione locale al diretto interessato, il cittadino, che, di rimando, fa tesoro della fiducia e del compito dategli: proteggere la propria casa.

Tuttavia, puntare il dito o dissentire a colpi di cronaca, per quanto sacrosanto, non è sufficiente. È necessario, dal principio, dare il buon esempio, non solo pragmaticamente, ma anche attraverso una comunicazione di promozione funzionale; grazie ad essa, oltre a sottolineare la propria “bravura” nel raggiungimento dell’obiettivo, sottolineo l’importanza etica, storica e sociale, di cui il cittadino non è solo spettatore, ma pieno partecipe.

Lascio il lettore con un esempio: una delle migliorie degli ultimi mesi è stata certamente la rimessa a nuovo del Parco del Castello: panchine e tavoli nuovi, un campo di bocce, un tavolo da ping pong e cestini per la differenziata – anche se non proprio “a norma”; qualcuno mi spiegherà, un giorno, il motivo per cui i contenitori sono stati raggruppati a tre, lasciando conseguentemente in disparte almeno una tipologia di raccolta. Della serie: c’è vetro, carta, indifferenziata…ma non c’è la plastica; le combinazioni si alternano tra i vari gruppi sparsi per il parco.

Nulla da dire sulla riqualificazione: uno splendore, ne aveva bisogno; il tutto contornato dalla cerimonia di inaugurazione: taglio del nastro, sbandieratori…in linea con la prassi – anche propagandistica – del caso.
Eppure, poco tempo dopo, ecco apparire i primi scarabocchi sui nuovi tavoli in marmo, panchine comprese; per non parlare dei cassonetti rovesciati nel fossato del Forte Spagnolo. Puri atti di vandalismo gratuiti.

Ci fu molta indignazione. Più che giusta e neanche a parlarne, ma un appunto devo farlo: benché sia inaccettabile, c’è anche da considerare il “clima” della suddetta riqualificazione; opere del genere non sono solo un modo per sottolineare il proprio contributo, tra fotografi e articoli, ma anche un modo per avvicinare i cittadini. Gli stessi cittadini che avevano quasi dimenticato quanto fosse bello il Parco del Castello.

Cosa si può fare? Promozione: condividere non solo le proprie lodi, ma il valore e rispetto dello spazio, le possibilità in gioco; organizzare eventi, capaci di includere più fasce di età, magari coinvolgendo l’anfiteatro, una di quelle opere ogni tanto dimenticate; aggiornare i siti web cittadini in modo più accattivante, evidenziando l’importanza del traguardo raggiunto – e non solo per il piano urbanistico.

Il potere della comunicazione sta nel rendere partecipi chi usufruisce dell’opera, in modo tale da non garantire loro uno spazio esclusivamente atto ad una birra o una lettura, ma una nuova occasione di vita cittadina.
Perché è giusto prendersi i meriti e contestare chi, gratuitamente, ostacola la riqualificazione di un territorio; ma è ancora più sensato tendere la mano laddove di smarrimento, in una città problematica come L’Aquila, ce n’è anche troppo.

La Fontana delle 99 Cannelle è solo un piccolo esempio: uno spazio bello, accogliente, in disuso da un pezzo; come ci si può ricordare della sua valenza storica o anche, semplicemente, della sua bellezza? Chi la sta insegnando? Chi lo rende noto? Quanti eventi si potrebbero organizzare al suo interno?
Ciò che propongo al lettore non è una soluzione definitiva: non si argina un problema simile nella sua totalità; si può invece migliorare. Su quello non c’è dubbio.
Anche il peggior vandalismo non avviene mai a caso; il tessuto sociale combacia con motivazioni forti, a volte disdicevoli, ma ben radicate nella pura essenza di una conseguenza.
Questo è fondamentale da recepire.

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