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Daniele “Danko” Angelozzi, lo scultore 2.0. “Il talento? Va coltivato”

Abbiamo fatto due chiacchiere con Daniele “Danko” Angelozzi, che è intervenuto ieri al Level up con un workshop sulle basi della scultura digitale. Pronti a restare a bocca aperta?


Daniele “Danko” Angelozzi è uno dei maggiori esperti di modellazione 3D in Italia. Primo 3D artist italiano ad essere stato nominato istruttore certificato del software di scultura digitale ZBrush, lavora a modelli pensati per la stampa 3D. Lo incontriamo a Cinecittà, dove per tre giorni esperti e appassionati di videogiochi si sono dati appuntamento al Roma Video Game Lab.


Ciao Danko, grazie per averci concesso questa intervista! Ti va di presentarti ai lettori si Streaming World Tv?

Certo! Dunque, io mi chiamo Daniele Angelozzi, in arte o per gli amici Danko – anche per mia madre in realtà. Fondamentalmente sono un artista 3D e nell’arco degli anni mi sono specializzato nell’ambito della scultura 3D. Principalmente sono modellatore/scultore e lavoro per prodotti finalizzati alla stampa quindi miniature, toys (pochi) e statute, anche in marmo.


Anche in marmo?

Sì, faccio ricostruzioni museali e collaboro con artisti per fresature in marmo: io preparo la “base”, ciò che poi verrà rifinito.


La tua area di competenza quindi non è solo il videogioco ma la scultura 3D in generale.

Sì, in realtà il videogioco sono andato via via perdendolo. Ogni tanto mi capita ma non è più il mio main business, ormai mi concentro solo sulla modellazione per la stampa.


Ci spieghi in parole povere qual è la differenza fra un modello 3D ideato per la scultura e un modello che invece andrà in un videogioco?

Il modello 3D per la scultura è pura forma: ha bisogno ovviamente di preparazioni tecniche ma la finalità principale è quella di essere stampabile. A livello operativo si scolpisce il modello dandogli una posa e degli effetti finali, come ad esempio le pieghe di un abito.

Tywin Lannister
Tywin Lannister

Un modello per videogiochi invece è molto più tecnico, deve entrare all’interno di un sistema che prevede modelli animati e messi all’interno di un motore grafico. Un personaggio, ad esempio, deve avere tutta una serie di caratteristiche tecniche più sviluppate. Un modello per videogiochi richiede un ventaglio di competenze più ampio ed è un lavoro sicuramente più lungo e difficoltoso da certi punti di vista.


Ti occupi direttamente di stampare i modelli che produci o ti affidi a qualcuno?

La mia parte di lavoro arriva “solo” fino al completamento del modello digitale, dopodiché passo il file a chi si occuperà di stamparlo. Esistono service professionali, chi fa fresatura ad esempio ha robot grandi come stanze. Il mio lavoro finisce quando il cliente approva il modello: io chiudo il file e passo a un altro modello.


Tu lavori come freelance: ci vuoi dire come sei entrato nel mondo del 3D e come sei arrivato a specializzarti nella modellazione per la stampa?

Mi sono appassionato a questo mondo quando ho finito i miei studi. Alla veneranda età di 30 anni e dopo il dottorato in scienze biotecnologiche mi sono reso conto di voler fare 3D – sembra quasi una storia romanzata [ride]. A parte gli scherzi, da una parte avevo un futuro che non mi dava prospettive, dall’altra avevo in mano la possibilità di fare qualcosa che mi è sempre piaciuto e mi sono detto “Perché no?”.

Mi sono reinventato facendo ciò che fanno un po’ tutti agli inizi, non mi sono buttato subito su un ramo specifico. Quello del 3D è un universo vastissimo, quindi si inizia così. Poi piano piano ci si “affina” sempre di più, si capisce quali sono gli ambiti in cui si è più bravi, e si continua su quelli.

Nel mondo della stampa ci sono entrato un po’ per caso: venivo da produzioni come videogiochi e pubblicità, quindi più “tradizionali”. Negli ultimi anni la stampa 3D si è evoluta molto e il processo di creazione di oggetti tramite questa tecnica ha preso piede. Fino a pochi anni fa statue o action figures  venivano realizzate a partire da un prototipo reale con argilla; ora il lavoro manuale della prima fase viene sostituito da un lavoro digitale.

Diciamo che da 5-6 anni a questa parte la richiesta di professionisti nella scultura 3D ha subito un’impennata. Fondamentalmente la parte di modellazione e scultura è quella che mi ha sempre attratto di più: un po’ per caso ho iniziato a prendere le prime commissioni e poi man mano che iniziavo a garantire un certo standard qualitativo mi sono fatto un nome.

Il mondo del lavoro è una pallina che rotola: basta iniziare. Il cliente soddisfatto ritorna per un’altra commissione, parla bene di te ad altri potenziali clienti… e da lì puoi solo accelerare.


Quindi la tua formazione universitaria non ha avuto niente a che vedere con quello che poi in realtà hai fatto nella vita. È un aspetto che ti ha vincolato?

Biologia non ha nulla che possa essere connesso a un qualcosa di artistico/creativo. Io mi sono semplicemente reinventato e il prezzo sono state le mie passioni: suonare, giocare a Magic, ho sacrificato tutto in nome del mio percorso da autodidatta. Ho ricominciato a studiare facendo lavori part time per mantenermi e poi piano piano, imparando, sono riuscito a salpare e iniziare a monetizzare.


A cosa stai lavorando adesso?

Guarda, io in genere realizzo statue di persone prevalentemente morte [ride]. Collaboro con una ditta italiana specializzata nella riproduzione di attori del cinema muto e in bianco e nero, come Charlie Chaplin. Ultimamente mi è capitato di lavorare anche a vecchie glorie del cinema italiano… qualche mese fa ad esempio ha spopolato la statuetta di Fantozzi. Per ora faccio soprattutto questo: miniature e statue.


Con Andrea Morini dell’Accademia Italiana Videogiochi abbiamo parlato dell’aspetto videoludico del 3D, come va l’industria dei videogiochi in Italia. Tu cosa ne pensi?

Forse andrò un po’ controcorrente ma secondo me in Italia le cose non vanno male. Se ad esempio prendiamo una mappa del mondo e vediamo dov’è che il settore sta andando davvero bene, ci accorgiamo che sono pochissimi i paesi con dei numeri notevoli. Il vero problema è che ci sono dei posti in cui magari lo Stato investe di più per una serie di motivi, sgravi fiscali o una mentalità diversa. Secondo me l’Italia non sta male, è che non sta bene come gli altri.

Siamo a un punto in cui nel campo artistico se tu vuoi lavorare alle grandi produzioni e non vivi in quei 4 o 5 paesi ti devi spostare. Prendiamo per esempio i brasiliani, che sono dei modellatori bravissimi: nessuno di loro lavora in Brasile. Secondo me bisogna trovare il giusto mezzo, non pensare sempre che è qui che le cose vanno male. In Italia si investe poco, è vero, ma è anche vero che la “periferia” in tutte le aree economiche è quella dove c’è maggior fermento di idee.

Facciamo un paragone con il cinema: Hollywood, sede dei grandi blockbuster, produce dei film che sono diventati un po’ piatti. Grandi produzioni con effetti speciali, computer grafica, pellicole che fanno felici i fan… ma le idee innovative nascono lontano da tutto questo. Quando la gente ha poco budget si arrovella di più per creare qualcosa che sia accattivante, diverso da ciò che si vede di solito.


Secondo te che serve per entrare in questo settore? Cosa consiglieresti a un giovane fresco di studi che si prepara a entrare nel mondo del lavoro?

Il consiglio che dò sempre è: fate ciò che vi piace. Vale per ogni lavoro ovviamente ma soprattutto per i lavori creativi e intellettuali. Se fatti di mala voglia diventano frustranti: ogni lavoro che richiede concettualizzazione, attenzione continua, implica uno sforzo notevole per sopportare la pressione. Aggiornarsi, mantenersi al passo con i nuovi software, studiare in continuazione.  

Bisogna avere passione, tanta pazienza e non pretendere subito di passare da zero a cento.

Un’altra cosa importante è essere umili – non modesti, umili: saper accettare le critiche e saperne fare tesoro. E fare, tanto, mettersi sotto e lavorare. Il famoso “talento” traduce in una sola parola una maggiore velocità di apprendimento. Una persona può avere più o meno talento, ma se il talento non si coltiva diventa inutile. Allo stesso modo una persona a cui serve più tempo per perfezionarsi può essere più brava di una con molto talento ma senza voglia di fare.


Se volete dare un’occhiata ai lavori di Danko e al suo workflow ecco qui il link al canale youtube: https://www.youtube.com/channel/UCvx3tSCbNhJif7Fx_yfUjCQ

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