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Dall’autoritratto di ieri ad i selfie di oggi.

Di Stella Chiavaroli.

«Farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare ciò che la figura ha nell’animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile» (Leonardo Da Vinci)

Nell’uomo, è stato sempre presente l’intenso desiderio dell’autoritratto ma, nessuno avrebbe pensato che si passasse in maniera così accellerata dalla pittura, alla fotografia fino alle imaging digitali. Questo grande dinamismo globale, ci fa interrogare su quale ingegnerie saranno disponibili nel nostro prossimo futuro.

Resta, però, sempre pur vero che non possiamo conoscere il presente senza conoscere il passato. Indagando il passato, vediamo come le radici dell’autoritratto risalgano a quel periodo contrassegnato dai processi artistici con dipinti che ricordiamo sempre con tanto fascino e curiosità.

A partire dall’epoca medioevale, l’autoritratto assume le forme ambientali o situati. In questo periodo l’autoritratto viene vissuto come artigianato e non come cultura.

Successivamente, l’autoritratto è coincidente fra artigiano e donatore. Spesso questi venivano raffigurati in atteggiamenti di preghiera. Si pensi all’ scultore Ursus o al caso di Hugo d’Oignies.

Tra il ‘200 e il ‘300, molti sono i volti che compaiono negli affreschi. Vale ricordare gli autoritratti di Giotto.

L’autoritratto, nel periodo rinascimentale migliora le sue prestazioni grazie anche all’introduzione dello specchio. Esso, inoltre, assume una valenza etica accompagnata da tecniche culturali di grande autonomia e nutrimento sociale. Prende avvio l’arte dell’autoritratto con una diversa prospettiva culturale , che va oltre l’interesse per il volto umano, ma con una centralità filosofica e d’interesse per la persona. Infatti, nel corso del ‘500, la cultura artistica dell’autoritratto vuole esprime anche la psiche del soggetto raffigurato. Si passa, dunque, da una dimensione più propriamente tecnica e artigianale ad una più squisitamente dinamica, ambientale, culturale, creativa e sociale.

Via via, nel corso del tempo,  l’autoritratto assume sempre più  una tendenza verso la delega

Nel rinascimento si assiste anche ad autoritratti misteriosi vissuti come aberranti, inquietanti.

Nel corso del XV secolo, artisti come AlbrechtDürer, dedica un considerevole numero di autoritratti con un maggiore investimento verso produzioni di autoraffigurazione  che vogliono evidenziare sia la propria immagine che la personalità. Il XVII secolo, sottolinea molteplici direttive di un autoritratto che incide fortemente sul quadro dell’introspezione psicologica. Si ricorda, l’opera di  Caravaggio che nel ‘600 ambientò nel Davide con la testa di Golia. Molti sono stati cli autoritratti di questo periodo che annunciavano ciò che poi si verificava. Nel corso del ‘600, però, l’autoritratto assume una valenza professionale. Si pensi, ad esempio all’Autoritratto di Nicolas Poussin, ambientato all’interno dell’atelier.Ma l’autoritratto in questa fase storica, non è solo professionale, ma anche sociale. Infatti, si inizia a praticare autoritratti di gruppo che vanno da due a più personaggi. Si diffonde la cultura dell’autoritratto delegato, in cui si veste una pittura con i panni di un altro ( ad esempio l’Autoritratto in veste di guerriero di Salvator Rosa, oppure l’Autoritratto con Saskia nella parabola del figliol prodig di Rembrandt che realizzo’ il maggior numero di autoritratti – almeno quarantasei). Nel XVIII secolo, vediamo come l’autoritratto approda verso l’autonomia dell’artista e la propria raffigurazione che ne sottolinea il ruolo ( ad esempio con abiti eleganti e sontuosi  ambienti). Ricordiamo, anche i famosi autoritratti di Vincent van Gogh (con la pipa, l’orecchio bendato ecc.), di Paul Gauguin ( con la tavolozza, con il cappello), di EdvardMunch (con la sigaretta), di Edgar Degas (che saluta).Nel corso della metà del secolo ‘800, si innesta all’autoritratto la fotografia che si correda di un’attenta osservazione, accompagnata dall’autoraffigurazione come mezzo di conoscenza delle cose e delle persone, ma che tuttavia non ha mai escluso il pennello.Il secolo XIX vive l’autoritratto con la sensibilità dell’espressionista. Traspare l’alienazione sociale e la tristezza interiore. Picasso, MaxBeckmann ed Ernst Ludwig Kirchner mettono in risalto l’introspezione psicologica.Con l’avvento del futurismo, in parte l’autoritratto viene abbandonato per cedere il suo posto all’astrazione, al ritorno all’ordine e alla rinascita.Si afferma la nuova figurazione e la Pop Art. Con il surrealismo, l’autoritratto, assume variegate sembianze del tema dell’anima, dei propri vissuti, della propria condizione di salute, vicende politiche e sociali (come nel caso della messicana  Frida Kahlo). In particolare, l’autoritratto del surrealismo, evidenzia il vero volto della vita. Il Corridoio Vasariano di Firenze, mostra una notevole raccolta di autoritratti che raccontano i vissuti impressi per sempre nel mondo a vivere per sempre, tramandando ai posteri i segni del tempo e di emozioni intramontabili.Nessuno di loro si sarebbe mai sognato un autoritratto con il telefonino. Eppure, oggi, il mondo ne è pieno! Il mondo di google ne ospita una miriade nascoste in tutte le lingue, ed in tempo reale. E’ facile immaginare come, facendo una comparazione tra l’autoritratto di ieri e i selfie di oggi, quanto non fosse stato possibile acquisire con lo sguardo un’opera simultanea come quella dell’era contemporanea. Cesare Cantù, sostiene che: « L’arte è espressione di verità generali in una lingua comune alla nazione e insieme particolare all’autore; e verità chiamiamo ciò che è, o ciò che dovrebbe essere. Dicano pure che la verità è oggetto della scienza, mentre l’arte attende alla bellezza; noi della bellezza crediamo materia la verità morale.”  Ogni opera merita una mera riflessone, poiché come diceva PauCKlee: “l’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non lo è”. L’autoritratto di ieri, testimonia, in alcuni casi, un eccesso di controllo della propria immagine. Si pensi, ad esempio, al grande Ugo Foscolo e alla sua mania per il proprio ritratto riprodotto in un considerevole numero come testimonia il bellissimo libro scritto da Stefano Ferri: “la psicologia del ritratto nell’arte e nella letteratura”. Qui viene evidenziata la mania dell’autoritratto come ad un segnale di narcisismo e della propria identità.  Con la nascita della fotografia, gli stessi fotografi sembrano voler evidenziare la loro arte con l’autoritratto quasi come a lasciare una traccia di Sé con un autoscatto per sempre. I Selfie, prendono avvio nel 2000 con l’introduzione della fotocamera degli smartphone.Contrasto, nel 2010 con l’opera “L’autoritratto nella fotografia contemporanea” scrive:Storicamente, l’autoritratto (soprattutto nei dipinti) è sempre stato concepito come rappresentazione delle emozioni, come esteriorizzazione dei sentimenti intimi e come una profonda autoanalisi e autocontemplazione che avrebbe il potere di conferire una sorta di immortalità all’artista.” Oggi, quindi, possiamo sostenere come i social media, con la popolarità dei selfie, diano un marcato risalto al narcisismo . Amparo Lasen, sociologa spagnola, dice che: che:“l’autoritratto si è convertito da pratica minoritaria e artistica, derivata dall’autoritratto pittorico, a pratica generalizzata, sotto forma di autoscatto o autoritratto digitale, grazie all’invenzione delle macchine digitali, alla diffusione di nuove ottiche digitali nei cellulari e negli smartphone e alla crescente presenza e necessità di foto personali per i social media”. Oggi, è possibile condividere i propri selfie su una miriade di tecnologie(telefonino, facebook, Instagram, Pinterest, Twitter ecc.), facendo registrare una vera e propria esplosione del narcisismo digitale. Si corrono rischi di discriminazione digitale, di interpretazione soggettiva, di divulgazione negativa. Per questa ragione la grande risorsa dei social network deve puntare sulla prevenzione e la comunicazione funzionale per potenziare l’empatia e scoraggiare la discriminazione digitale.Secondo uno studio condotto in  California State University, si legge come “un uso eccessivo dei siti di social networking può essere connesso a una serie di malattie mentali come depressione, schizofrenia, ipocondria, sindrome da deficit di attenzione, disordine ossessivo compulsivo,voyeurismo”. Si inizia a parlare di “ SelfieSyndrome”, ovvero di quelle persone esageratamente concentrate sulla propria immagine digitale (narcisismo), tale da far presagire un disordine di personalità.I selfie, oggi, mettono in scena il proprio Io, la propria narrazione e propaganda di Sé. Mentre l’autoritratto classico metteva in risalto l’ammirazione di sé, viceversa i selfie contemporanei è più rivolta verso gli altri che verso se stessi, ed è realizzato per essere condiviso e divulgato. Sempre più, quindi, è necessaria un’alfabetizzazione alla cultura digitale, che faccia sviluppare un mondo on-line con un’adeguata competenza.La grammatica dell’autoritratto digitale, ha bisogno di essere arricchita di contenuti euristici. Non di solo selfie vive l’uomo! Per questa ragione, è necessario incrementare l’alfabetizzazione emotiva. 

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