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Cosa sarebbe successo se a vincere le elezioni comunali nel 2017 fosse stato Americo Di Benedetto e non Pierluigi Biondi?

Il quesito del consigliere Palumbo ci arriva direttamente con il comunicato stampa che pubblichiamo di seguito.

Avremmo avuto una maggioranza meno litigiosa? Saremmo stati capaci di imprimere una marcia diversa alla ricostruzione materiale e sociale della nostra città? Saremmo riusciti ad indicare per essa una prospettiva reale rispetto alle sfide che il futuro ci pone davanti?

Difficile crederlo ripercorrendo all’indietro questi due anni e mezzo che hanno visto l’opposizione spaccarsi sistematicamente al verificarsi di ogni vera crisi di maggioranza, dimostrandosi così, invece che alternativa, subalterna culturalmente ad essa. Con un’aggravante, quella di dividersi non su temi di interesse della città, rispetto ai quali sarebbe pure legittimo avere posizioni diverse, ma sempre in riferimento alle tensioni in seno alla maggioranza e sempre secondo lo stesso copione: al manifestarsi di una spaccatura tra le forze di maggioranza, e in particolare tra il sindaco e la Lega, è corrisposta puntualmente una frattura altrettanto evidente tra il gruppo del Passo Possibile e il resto delle forze di minoranza. 

Una dinamica riconducibile esclusivamente a logiche di tattica politica che nulla hanno a che vedere con il bene della città, retoricamente chiamato in causa in più di un’occasione, e ispirata da una perversa logica speculare: distinguersi dalla maggioranza (pur facendone parte) in un caso, distinguersi dall’opposizione (pur facendone parte) nell’altro. Con buona pace sia di Biondi, senza la cui vittoria alle comunali in molti non ricoprirebbero oggi gli importanti ruoli rivestiti, sia delle forze di centrosinistra, candidandosi in coalizione con le quali gli esponenti del Passo Possibile sono stati eletti in consiglio comunale, provinciale e regionale. Un atteggiamento cinico di cui chi fa politica non può scandalizzarsi, ma che produce a cascata un singolare risultato, quello di ritrovarci alla guida della città un sindaco che non ha né una vera maggioranza su cui contare, né una vera opposizione a cui tener testa. 

Il sistema consociativo che ne consegue, seppur distante dal quadro emerso all’esito delle elezioni, avrebbe comunque la sua ragion d’essere se solo venisse trasparentemente codificato e reso comprensibile ai cittadini. Non esiste più la maggioranza uscita all’esito delle elezioni e c’è la necessità di verificare l’esistenza di una nuova? Lo si dica apertamente. C’è la volontà di aprire alle forze di opposizione rispetto al perseguimento di alcuni obiettivi strategici di interesse generale? Sarebbe una novità rispetto alla quale ognuno sarebbe chiamato a fare pubblicamente le proprie valutazioni. 

Sia chiaro, non ho la presunzione di indicare l’unica ricetta possibile per il perseguimento del bene collettivo, osservo tuttavia come a beneficiare dell’attuale schema siano stati in questi due anni e mezzo solo coloro a cui è riuscita, dai banchi del consiglio comunale, la scalata verso ruoli più prestigiosi in regione o in parlamento.
Che poi, visti i risultati conseguiti, e con uno scenario di un possibile ritorno alle urne a livello nazionale sempre attuale, appare chiaro come l’unica preoccupazione per molti sia quella di mettersi sempre a favore di vento (ah, quanti ce n’erano sotto quello del PD al 40%), alla ricerca di quel consenso conteso in una campagna elettorale permanente.

In tutto questo, della città dell’Aquila cosa se ne vuol fare? Quali obiettivi da raggiungere e in quali tempi? Chiedere chiarezza almeno su questo è troppo?

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