Cultura

Pasquetta 2020 e Coronavirus: la quarantena del folklore

E pare che, questo 13 aprile, sarà avvolto da un bel cielo soleggiato.
Uno scherzo del destino, se si pensa che, nei regolari giorni di libertà sociale, la Pasquetta non ha mai mancato di mostrare le nubi.
Un 13 aprile in quarantena. Una quarantena simbolica, che parla molto più di una semplice “rinuncia razionale”; perché, si sa: quando si parla di tradizioni, la gente non vuole sentir ragioni.

Circa due giorni or sono, un gruppo di ragazzi è stato “beccato” a bivaccare e arrostare presso la ridente Rocca di Mezzo; i carabinieri, dopo averli sanzionati, li hanno spediti nelle relative abitazioni, senza se e senza ma.
Mauro Di Ciccio, sindaco di Rocca di Mezzo, non ha mancato a definire “imbecille” chiunque, a detta sua, «mette a rischio anche quelli che si comportano correttamente».

Non posso che convenire con il sindaco, ma terrei particolarmente a spezzare una lancia a favore di chi, come me, del resto, avverte i primi sintomi dell’attacco di cuore.
Difatti, in una regione come l’Abruzzo – che piaccia o no a vegetariani e animalisti di varia caratura -, la Pasquetta è sacra; ma non si tratta solo dell’occasione, l’arrostata e il sapore della carne, il vino e compagnia bella: si tratta di puro folklore.

Secondo l’antropologo Richard Wrangham, la cottura dell’arrosto è databile ad un milione e ottocento mila anni fa; non si parla solo di una pratica dalle radici alimentari – escludendo l’abuso di carne odierno, naturalmente -, ma di un significato nascosto, ereditato in forme differenti nel corso della storia.

Un gran peccato, tuttavia, il totale disinteresse della società contemporanea nell’esercitarne un consumo bilanciato; risvolto che, oggi, paghiamo a caro prezzo. Questa, però, è un’altra storia.

Al di là del consumo specifico, la Pasquetta 2020 sarà decisiva per comprendere il peso di una tradizione. L’unione tra i propri compaesani, il bivacco della notte, la musica: sono dettagli di un folklore dallo spessore innegabile, audace, schietto nella sua celebrazione.
Mi resta difficile immaginare lo zelo degli abruzzesi durante il 13 aprile: resteranno tutti a casa? O qualcuno tenterà una “Pasquetta discreta”?
Chi si nasconderà tra i vasti monti dell’entroterra?

Il solo fatto di non poter beneficiare della “nostra” natura porrà l’accento sulla gravità della rinuncia forzata: l’obbligata scelta tra il buonsenso ed il proseguo – ingiustificato e stupido – della tradizione.
Ciò che scatterà negli abruzzesi, nonché in buona parte d’Italia, sarà il senso di “esclusione”, “rinuncia”, “risentimento” verso una Pasquetta 2020 fine a se stessa; chi avrà la famiglia numerosa potrà garantirsi, perlomeno, festeggiamenti a gran voce. Nulla vieta, tuttavia, di trovare scusanti alternative per poter esaltare il 13 di questo mese.

Non sarà goliardico al solito modo, ma vi garantirete di poter recuperare in futuro; magari evitando, al contempo, di incorrere in stupide esaltazioni del proprio ego.

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