In tempi in cui il revisionismo storico sembra aver soppiantato l’inconfutabilita’ della verita’ storica fa’ sicuramente piacere leggere le parole usate dal Sindaco Pierluigi Biondi nel discorso tenuto questa mattina durante le celebrazioni in occasione della ricorrenza del tragico evento che porto’ nove giovani aquilani alla morte vittime di una sciagurata ideologia (Nazi-Fascismo) che aveva lasciato al nostro paese milioni di morti ed una guerra civile.

Certamente però avremmo gradito un maggiore coraggio nel collocare nel giusto posto della storia i fatti che hanno tragicamente segnato la vita di questi giovani che “con la loro spinta ribellistica e la loro radicale scelta di vita” restarono vittime di un’ideologia criminale ed assassina.

Non ci potrà mai essere pacificazione nazionale se non ci si riconosce nei valori fondanti della Repubblica, nei dettami della Costituzione, nel valore della democrazia e nel riconoscimento della barbarie del Nazi-Fascismo.

Il discorso del Sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi.

“Saluto le autorità, i docenti, i dirigenti scolastici, gli ospiti tutti presenti.

Cari, ragazze e ragazzi, mi rivolgo a voi che con la vostra esuberante giovinezza siete portatori di vita e di speranza in questo angolo del ricordo, dove nove giovani aquilani trovarono la morte.

Il loro sacrificio li ha resi indimenticabili ed essendo poco più che adolescenti, nell’immaginario collettivo, sono rimasti giovani, con la loro spinta ribellistica e la loro radicale scelta di vita. Sono simboli di un pezzo di storia tragica della nostra città, incastrata ad altri pezzi di storia.

Spesso la contrapposizione ideologica fa del passato un terreno di scontro, invece che un luogo di condivisione. E così usa le vittime di ogni genere come rivendicazioni di parte. Oggi, il compito dei luoghi formativi della società, a partire dalla scuola, è di avvicinare i giovani al passato, alle proprie origini, con il senso della purezza, della curiosità, lasciandosi contaminare senza farsi irretire dalle facili tendenze. La memoria, infatti, non può essere un fatto imposto o di pochi perché se così è nessuno di noi, potrà sentirsi libero nel confronto, scevro dalle certezze e delle verità personali. La storia non può essere un’arma da usare contro qualcuno, ma è conoscenza, approfondimento, analisi. Da usare per qualcosa, per non ripetere errori, per imparare. Il compito dei grandi è quello di coltivare la memoria, la nostra memoria, e consegnare a voi ragazzi, gli strumenti di comprensione, accrescendo la vostra capacità critica.

Solo così riusciremo a formare una memoria realmente condivisa, presupposto essenziale per la pacificazione nazionale, dove diventare grandi nel rispetto delle idee e delle culture altre, dove la conoscenza è l’elemento cardine per sviluppare istinto di libertà, dove essere puri nel giudizio, liberi di plasmare la vita secondo noi stessi e avere il coraggio di appartenere a noi stessi. Solo così sarete parte di una memoria realmente collettiva, altra, pensante, eterogenea. Così, cresciuti e franchi, non cercheremo nemici dove non ci sono, non cercheremo sempre e solo ciò che ci divide, ma ci incontreremo nelle cose che ci uniscono, come l’amore per L’Aquila, come la bellezza della cultura, come la inalienabilità dell’essere liberi.”

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