Cile in fiamme: Il dramma degli abruzzesi presenti.

 

L’emigrazione italiana in Cile rappresenta una piccola parte se si considerano le percentuali che riguardano gli altri paesi sud/americani (Argentina, Brasile, Uruguay, Venezuela).Tra i circa 52.000 italiani oggi presenti ufficialmente in Cile è però forte la presenza di abruzzesi che nella stragrande maggioranza sono inseriti nella classe media della società cilena.

Quella classe media che oggi sta maggiormente soffrendo la profonda crisi socio-economica che sta vivendo il Cile, un disagio sociale con disordini e violenze  nelle principali città.

Il clima che si respira nella capitale Santiago sembra aver riportato indietro gli orologi delle storia, la repressione dell’esercito e delle forze di polizia sembrano le stesse tristemente famose che hanno contraddistinto gli anni della  dittatura militare.

Gli abruzzesi presenti, come il resto della comunità italiana, vivono quotidianamente i rischi i pericoli ed i disagi di una situazione che non accenna a migliorare.

Il polso della situazione reale lo abbiamo cercato nelle dichiarazioni dei nostri corregionali che vivono questi drammatici giorni.

Marco León Di Giammarino, è un consigliere del CRAM  (Consiglio Regionale Abruzzesi  nel Mondo) e vive nella capitale Santiago.

“In Cile siamo sotto un regime corrotto da decenni, che ci condanna a una situazione di grande rischio sociale, grande disuguaglianza, poveri pensioni e stipendi, prezzi ogni giorno più alti. Tutti ci troviamo forzati a prendere crediti per avere accesso alla salute, abitazione, istruzione, trasporto, acqua, energia, oltre alimentazione. 

La nostra comunità Abruzzese non rimane immune a questa situazione insostenibile. Siamo rimasti in pochi, non abbiamo risorse per continuare uniti, organizzati, non siamo ricchi, non abbiamo protezione. 

Personalmente ho paura di essere ferito, arrestato, torturato, finanche ucciso. Sono stato nelle strade tutti i giorni e ho comprovato che la polizia persegue e spara sistematicamente contro gente pacífica e la TV nazionale è complice di occultamento di violazioni dei diritti dell’uomo. 

Ci sono almeno 23 morti, 2500 feriti per la violentissima repressione dello stato, e ci sono tanti casi di tortura e violenze fatte dai carabinieri. 

Questa repressione è diventata anche selettiva, cioè ci sono persone che sono state arrestate illegalmente nelle loro proprie case, normalmente dirigenti di gruppi di protezione dell’acqua, dell’ambiente, della giustizia, degli studenti, dello sociale. Qui non esiste più la democrazia.

Ci sono altre testimonianze dirette della nostra gente, ma c’è paura, perciò non tanti hanno voluto esprimere il loro pensiero.

“Vivo questo momento con grande angoscia, ci dichiara Sandro Di Giammarino, perché ho 2 figli, e in particolare uno di loro, chi è stato 15 giorni nelle manifestazioni, dove i carabinieri sparano sopra gente innocente. Tutto il Cile è coinvolto nel conflitto, ognuno dalla propria visione politica e morale.”

“Sentiamo molta paura per ciò che ci aspetta in futuro ( inizia così con grande preoccupazione la dichiarazione di Concetta Passamonti e della famiglia Ticchione di cui si fa portavoce) A livello sociale ed economico, siamo a corto di generi alimentari e denaro, perché non abbiamo supermercati vicini (sono stati bruciati), oltre l’aumento dei prezzi di qualunque genere di prodotti e servizi e, infine, perché il nostro lavoro è stato influenzato principalmente dalla chiusura delle scuole, pertanto ci mancano i soldi che prima ci davano i nostri clienti. “

Anche Susana Di Egidio, superata la paura per il rischio di rilasciare interviste non gradite al governo dice la sua, “Noi, la classe media, stiamo vivendo disuguaglianza, pensioni povere, non sappiamo come pagare l’istruzione ai nostri figli, l’aumento della delinquenza ci ha imprigionato nelle nostre case”.

La situazione ci ricorda molto quella venezuelana all’inizio della crisi che ha portato ad una catastrofe umanitaria e socio-politica che ancora non trova soluzione. Bisogna tenere alta l’attenzione dei media e l’interesse dei governi regionale e nazionale verso una emergenza che si sta propagando in tutto il continente latino-americano.



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