Cronaca

Chiusura Porta Santa, il discorso del sindaco Biondi.

Cittadine, cittadini, autorità civili, militari e religiose,
la Porta Santa che si chiude e la Bolla che torna ad essere custodita dalla municipalità, ci indicano che la 725^ Perdonanza celestiniana si sta concludendo.

Questa edizione è stata particolarmente sentita dalla curia aquilana, dall’amministrazione comunale, dai cittadini tutti, dai numerosi turisti, dagli artisti che hanno dato vita agli eventi.

Il motivo sta nella coincidenza con la ricorrenza del decennale del sisma e, mai come quest’anno, la comunità dei fedeli e quella dei cittadini si è ritrovata a celebrare e a ricordare le vittime e nel contempo a confidare in Dio e a lavorare per la rinascita della città, nel nome di Celestino V e del giubileo, di cui la municipalità è attenta e orgogliosa custode.

Il decennale ci ha portato a interrogare la parola di Dio con più vigore e a rileggere la Bolla del Perdono con maggiore consapevolezza, ricevendone nuova luce. Quella luce che, alle 3.32 del 6 aprile 2009, ci sembrava impossibile tornare a vedere.

Gli occhi, il sorriso e la vitalità rappresentati da Sara Luce Cruciani e Federico Vittorini, scelti per vestire i panni di Dama della Bolla e Giovin Signore, sono il simbolo di una terra che resiste e va avanti, di una speranza nel futuro che è tornata a riaccendersi e a brillare nei cuori di ognuno di noi.
Purtroppo, il buio stenta a diradarsi per le popolazioni del centro Italia, che tre anni fa, in coincidenza con la nostra Perdonanza, hanno vissuto, anche loro, lutto e distruzione.

Qui, oggi, all’interno di questa basilica di Collemaggio, così evocativa e spirituale, chiediamo a Celestino V di proteggere questi nostri fratelli nel dolore e, davanti alle sue spoglie, rivendichiamo l’impegno affinché la politica diventi definitivamente governo del bene comune.

Celestino V, è stato un illuminato, un grande interprete della modernità nell’imprimere il carattere religioso e laico al primo giubileo della storia.
È come se lui avesse voluto indicare un percorso virtuoso dove, spiritualità e secolarità, fossero sinergiche, nel nome di una comunità da rigenerare nell’anima e nel corpo.

La nostra comunità piena di voglia di riappropriarsi della propria storia, delle proprie radici identitarie, dei propri spazi, della città.
Una comunità festosa, curiosa, colorata, positiva e propositiva quella che in questa estate aquilana e in questi giorni della Perdonanza ha affollato il centro dell’Aquila e Collemaggio, meraviglioso incanto del nostro patrimonio storico-architettonico, simbolo di un papa innovatore quanto visionario e di un popolo che non si arrende e al quale rinnovo il mio impegno personale e della municipalità tutta.

La Perdonanza celestiniana non è e non sarà mai un’opera dalla riproducibilità tecnica, come non sarà mai uguale ad altri giubilei.
La nostra Perdonanza – che è un evento unico al mondo – è pentimento, è rigenerazione, è grazia, è amore. L’amore di Celestino V per ogni creatura, primi fra tutti gli ultimi, gli emarginati, ai quali pensò fortemente nell’indire il giubileo universale.

In questo stesso giorno, il 29 agosto del 1294, e in questa basilica, Pietro l’eremita fu incoronato Papa. All’evento, raccontano le cronache, parteciparono decine di migliaia persone, un immenso popolo che ricevette un dono straordinario, quella Perdonanza che oggi ci rende più forti nel nome di una rinascita, che si vive nella quotidianità e che si rivela attrattiva strategica, nel processo di crescita e sviluppo del nostro territorio.

Grazie, per questa sentita festa del Perdono, alla Chiesa tutta, al cardinale Giuseppe Bertello che nella giornata di ieri ha aperto la Porta Santa, all’Arcidiocesi aquilana nella persona del nostro arcivescovo, cardinale Giuseppe Petrocchi; al Comitato Perdonanza; agli operatori del soccorso, a tutte le forze dell’ordine e militari e ai volontari di protezione civile che in questi giorni hanno garantito che ogni appuntamento, religioso e laico, si svolgesse in sicurezza; agli operai, funzionari e dirigenti del Comune dell’Aquila, dipendenti delle società partecipate che hanno lavorato indefessamente al servizio della nostra città.

Grazie, infine, alle cittadine e ai cittadini del nostro territorio che saluto con l’affetto e il rispetto che si deve ad un popolo coraggioso e determinato, protagonista del Rinascimento dell’Aquila.

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