Il disastro di Chernobyl ha ispirato la nuova serie tv targata HBO, che si annuncia già come un grande successo. Ecco cosa accadde quella notte

La nuova serie cult HBO si chiama Chernobyl e dopo aver raccolto consensi ed essere stata osannata da pubblico e critica in tutto il mondo è destinata a lasciare a bocca aperta anche il pubblico italiano. C’è attesa per l’uscita dell’episodio 1×05 sub ita ma manca ancora qualche giorno alla messa in onda in italiano su Sky Atlantic – l’episodio pilota verrà trasmesso il prossimo 10 giugno.

Unanime il parere di chi ha già visto la serie tv: degna di nota la ricostruzione storica e accuratissimi i fatti riportati. Ma cos’è successo davvero la notte del 26 aprile 1986? Ripercorriamo punto per punto gli avvenimenti di quei giorni, quali furono le conseguenze della nube radioattiva e com’è Chernobyl oggi, a 33 anni esatti dal disastro.

Chernobyl, l’incidente alla centrale nucleare del 1986

La notte del 26 aprile 1986 alla centrale nucleare di Chernobyl (Černobyl’ in ucraino) divampò un incendio che coinvolse il reattore numero 4 della struttura. Benché inizialmente si pensasse che le fiamme avessero distrutto solamente il tetto del reattore, ben presto fu chiaro che l’entità del disastro era ben più grande e le conseguenze ben più gravi.

Non si trattava infatti di un semplice incendio ma dell’esplosione del reattore nucleare stesso, con la conseguente produzione di una nube tossica radioattiva che si sparse in breve tempo fino in Germania, Paesi Bassi e Regno Unito verso nord e Grecia, Turchia, Italia settentrionale e Francia sud orientale, oltre che in tutta l’URSS.

A causare l’esplosione del reattore furono, come poi emerse con chiarezza, una serie di clamorosi errori umani a cui bisogna sommare un’errata progettazione della struttura e l’uso di materiali di costruzione troppo deperibili. Ma partiamo dall’inizio.

Il 25 aprile 1986 era in programma un test per verificare se, anche a reattore spento, la produzione di energia sarebbe andata avanti per inerzia, generando così elettricità sufficiente per mantenere attivi gli impianti di raffreddamento e di sicurezza. Il test venne però rimandato all’una di quella stessa notte a causa del guasto a una centrale elettrica nei pressi di Pripyat, la cittadina a 3 km dalla quale sorgeva la centrale nucleare.

La città di Prypiat, oggi completamente abbandonata

Il personale presente al turno di notte però, sia ingegneri che operatori, non era adeguatamente preparato a seguire il test, tanto più che all’epoca sembrava impossibile pensare anche solo lontanamente a un disastro nucleare. Vennero quindi disattivati i sistemi di sicurezza all’interno del dispositivo e l’acqua di raffreddamento si surriscaldò a tal punto che le barre di controllo in grafite esplosero, lacerando anche il nocciolo del reattore, che rimase completamente scoperto. La grafite incandescente e l’idrogeno generatosi dalla scissione delle molecole di acqua causarono una seconda esplosione e il conseguente incendio.

Il nucleo del reattore, a contatto con l’atmosfera, iniziò a produrre una colonna di vapore ionizzato: il vento che in quei giorni soffiava verso nord spinse la nube fino al Mare del Nord e Inghilterra, Svezia e Finlandia.

E fu proprio una centrale nucleare svedese, allarmata dall’altissimo livello di radiazioni evidenziato dai rilevatori, a lanciare l’allarme chiedendo spiegazioni a Michail Gorbaciov, l’allora Segretario Generale del Pcus. Le autorità dell’URSS cercarono di sminuire i fatti ma ormai la notizia si era sparsa in tutto il mondo.

Chernobyl, le conseguenze della nube radioattiva

Le prime ore dopo il disastro furono cruciali per decidere come arginare le conseguenze dell’incidente. Il reattore non smise di bruciare per alcuni giorni e moltissimi fra i vigili del fuoco accorsi per spegnere le fiamme morirono nelle due settimane successive a causa delle ustioni e delle fortissime radiazioni.

Per cercare di fermare l’incendio e la nube radioattiva, la commissione di emergenza fece spargere boro, argilla e sabbia che ebbero però lo svantaggio di pesare ancora di più sulla struttura già fragile del reattore numero 4. Si decise dunque di assoldare una squadra di minatori che potesse rinforzarne le fondamenta: gli uomini furono costretti a scavare nel terreno senza alcun mezzo meccanico, per evitare di danneggiare ulteriormente l’equilibrio dell’edificio con le vibrazioni dei macchinari.

Il 20 maggio 1986 ben 600.000 uomini iniziarono la costruzione del cosiddetto “sarcofago”, che avrebbe dovuto proteggere la centrale nucleare: un’enorme struttura in cemento e acciaio all’interno della quale rinchiudere 200 tonnellate di corium radioattivo, 30 tonnellate di polvere altamente contaminata e 16 tonnellate di uranio e plutonio.

A produrre un resoconto dettagliato delle conseguenze del disastro di Chernobyl è stato l’ONU con l’istituzione del Chernobyl Forum nel 2003. 65 i morti accertati; fra i più di 1000 soccorritori la maggior parte soffrirono di sindrome da radiazioni e morirono nelle settimane successive all’esposizione. Tra i bambini e i ragazzi fino ai 18 anni si sono registrati 5000 casi di tumore alla tiroide tra il 1986 e il 2009.


Flora e fauna soffrirono le conseguenze peggiori: l’acqua e la terra furono pesantemente contaminate, i cuccioli nacquero con numerose malformazioni congenite. La foresta di pini che si trovava in un raggio di 4 km² dalla centrale nucleare morì completamente: le foglie presero un colore rossastro che valse al luogo il soprannome di “Foresta Rossa”.

Prypiat, la cittadina a pochi km da Chernobyl

Chernobyl oggi

La decisione di evacuare le cittadine di Prypiat e Chernobyl venne presa dopo circa 36 ore dal disastro. Ai più di 50.000 cittadini venne assicurato che avrebbero potuto fare ritorno nelle proprie abitazioni entro breve: nessuno però tornò mai a Prypiat, che ancora oggi è una città fantasma. Tutto è rimasto esattamente com’era. Dopo 33 anni ci sono ancora zone in cui è proibito accedere a causa dell’altissimo livello di radiazioni.

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