Cronaca

L’Aquila, il “boom di turisti”: dalla realtà alla pura immaginazione

Quando si parla del classico “boom di turisti”, ci immaginiamo una moltitudine di visitatori sparsa per la città; insomma, stranieri e provenienti da altre regioni che siano, è una moltitudine che, solitamente, si nota abbastanza. Secondo il Capoluogo d’Abruzzo è esattamente così e sottolinea questo concetto con una serie di interviste nel bel mezzo della Perdonanza.

Eppure, questo “boom” non mi è personalmente molto chiaro. Forse ha più concretezza l’articolo di Newstown, che parla di un “mini boom”? Può darsi. In effetti, che ci sia stato un aumento rispetto ai precedenti anni, ci può stare; tuttavia, quando citiamo il “boom di turisti”, lo scenario che ci si dovrebbe aspettare sarebbe tutt’altro.

Partiamo da un fatto – che si può tranquillamente evincere dall’intervista del Capoluogo -: molti degli attuali visitatori sono qui principalmente per la ricostruzione/il fattore “terremoto”; una cosa già vista, un traffico di turisti pronti a scattare tra i quartieri ancora danneggiati, le impalcature, i cartelli “lavori in corso”, chi per denuncia, chi per un semplice “io ci sono stato”.

Da questo punto di vista, non è cambiato granché: ricorderà il lettore l’altrettanto “boom di turisti” a pochi mesi dal 6 aprile: un effetto alla stregua di quanto accadde ad Avetrana, quando famiglie di turisti, orgogliose e sorridenti, si scattavano foto davanti alla casa del delitto. Terrificante? Può darsi, ma in fondo il risultato di una continua mercificazione della cronaca nera, cosa a cui anche il cittadino è ormai abituato.

In secondo luogo, teniamo conto del fatto che in molti usino L’Aquila – essendo giustamente capoluogo d’Abruzzo – come punto di sosta per poter visitare il circondario. C’è chi vuole visitare Campo Imperatore, il Gran Sasso, chi le zone limitrofe; sicuramente non mancano le bellezze naturali ed è più che logica la scelta geografica. Un motivo comunque migliore rispetto al precedente citato.

Per non parlare di chi sostiene, invece, di non aver visto L’Aquila prima del terremoto; niente di male, non è certo un peccato mortale, eppure fa riflettere.
Il punto è questo: chiaramente le motivazioni di tali visite sono ben altre e non sono nemmeno così estese. Quando si parla di un aumento degli introiti, quando i commercianti sottolineano un via vai di turisti, fanno più che bene; d’altronde, per loro è davvero un “boom”, considerato che non siamo più così abituati.

Sono sempre stato convinto che migliorare le cose e risolvere delle problematiche volesse anche dire riconoscerle e comprenderle. Dopotutto, infondere un po’ di speranza non guasta di certo, ma pavoneggiarsi con titoli riferenti un presunto “boom di turisti”, è un altro discorso. Il messaggio che traspare è un “in fondo va tutto bene”, quando potrebbe essere “si può fare meglio” o “c’è ancora molto da fare”.

Le serate dedicate alla musica jazz, conclusesi proprio ieri, hanno dimostrato che L’Aquila ha gli spazi giusti per iniziative di ogni tipo; questa città sprizza cultura da tutti i pori, è solo questione di ridargli un valore, investirci, senza osannare troppo qualche visita di poco conto, che di certo non porterà a questo tanto atteso “boom”.
In fondo, quando le qualità si hanno, di esagerare non ce n’è bisogno.

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