Aldo Moro e la beatificazione, cosa sta succedendo?

Beatificazione di Aldo Moro: ecco cos’è successo negli ultimi giorni, dalle presunte minacce al postulatore fino all’appello della figlia di Moro. Oggi il 41° anniversario della morte dello statista

«Bisogna interrompere il processo di beatificazione di mio padre, Aldo Moro».

Così la figlia maggiore di Moro, Maria Fida, in una lettera aperta a Papa Francesco, inviata proprio nei giorni del quarantunesimo anniversario della morte dello statista.

Era il 9 maggio 1978 quando il corpo di Aldo Moro è stato trovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in Via Caetani che, si disse allora, era a metà strada tra le sedi del Partito Comunista Italiano e della Democrazia Cristiana.

Un simbolo, un gesto di sfida da parte delle Brigate Rosse che il 16 marzo di quell’anno avevano rapito l’Onorevole Aldo Moro mentre si recava, accompagnato dalla sua scorta, alla presentazione del nuovo governo – il quarto guidato da Giulio Andreotti.

Ciò che accadde dopo quel 16 marzo rappresenta una delle pagine più buie della nostra democrazia: tutti gli italiani, chi c’era e chi ha conosciuto la storia di Moro solo attraverso testimonianze indirette, ricordano quei 55 giorni come uno spartiacque, un momento in cui lo Stato e il terrorismo rosso hanno tenuto sotto scacco un intero paese.

Aldo Moro e il processo di beatificazione: cos’è successo negli ultimi giorni

Dal giorno del sequestro, e ancora di più dal ritrovamento del corpo di Moro, la famiglia è stata tirata dentro quello che la figlia maggiore di Moro, Maria Fida, definisce «business della morte».

Anche durante i giorni della prigionia il Vaticano si era adoperato per spingere i brigatisti a liberare Moro “senza condizioni”, come aveva ripetuto Papa Paolo VI nei suoi accorati appelli.

Si iniziò a parlare di beatificazione già il 16 luglio 2012, quando Aldo Moro venne proclamato “servo di Dio”. A guidare la causa di beatificazione fu inizialmente l’avvocato Nicola Giampaolo; nel 2018 però l’incarico venne affidato a padre Gianni Festa, postulatore generale dei Domenicani (ordine cui Moro era particolarmente affezionato).

«Il santo della politica che ancora manca alla Chiesa», così padre Festa aveva definito Aldo Moro in un’intervista rilasciata ad Avvenire il 12 luglio 2018.

Pochissimi giorni fa la svolta: anche padre Gianni Festa ha rinunciato al suo incarico adducendo “motivi personali”.

Ma cos’è successo davvero?

Dal Vaticano non trapelano notizie ufficiali, e anche se alcune testate riportano che il religioso sia stato in realtà oggetto di minacce di morte, non possiamo ritenere che queste siano certe.

Maria Fida Moro

Il processo di beatificazione si è di fatto interrotto, come ha chiesto anche Maria Fida Moro nella lettera aperta a Papa Bergoglio in cui denuncia: «[…] tale processo è stato trasformato, da estranei alla vicenda, in una specie di guerra tra bande per appropriarsi della beatificazione stessa strumentalizzandola a proprio favore».

Una «guerra tra bande» che avrebbe scatenato già da tempo scontri intestini e rivalità tutte interne alla Chiesa, che hanno fatto storcere il naso alla famiglia Moro.

Secondo quanto riporta il quotidiano la Repubblica (6 maggio 2019), «già nell’aprile del 2015 si erano avute delle proteste di “ingerenze” da parte dell’allora postulatore», appunto l’avvocato Giampaolo.

«A me risulta che il postulatore legittimo sia Nicola Giampaolo, al quale ho consegnato due denunce che sono state protocollate e inserite nella documentazione della causa nonché inoltrate per via gerarchica a chi di dovere. Ma non ho avuto alcuna risposta e sono passati anni» continua Maria Fida Moro nella lettera «Nell’ambito dello stesso processo ci sono delle infiltrazioni anomale e ributtanti da parte di persone alle quali non interessa altro che il proprio tornaconto e per questo motivo intendono fare propria e gestire la beatificazione per ambizione di potere. Poi è spuntato un ulteriore postulatore, non si sa a quale titolo. Vorrei proprio che la Chiesa facesse chiarezza nella forma e nel merito».

«Il mio nome significa fede e sono assolutamente certa della Comunione dei Santi e della vita eterna. E so che mio padre è in salvo per sempre nella perfetta letizia dell’eternità e nessuna bruttura può ferirlo. Ma preferirei mille volte che non fosse proclamato Santo, tanto lo è, se questo deve essere il prezzo. Una viscida guerra fatta falsamente in nome della verità. Paolo VI descriveva mio padre così: uomo ‘buono, mite, giusto, innocente ed amico’» ha concluso Maria Fida Moro.

«Regali, se può, a mio figlio Luca e a me una giornata di pace in mezzo alla straordinaria amarezza di una non vita. Che il signore la benedica. Mio padre, dal luogo luminoso in cui si trova ora, saprà come ringraziarla. Sono mortificata di aver dovuto disturbare lei».



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